la sete estiva

Posted: 29 giugno 2015

Estate, esami, pomeriggi afosi, giochi in spiaggia, serate tra amici, feste, partite tra amici….e quanti motivi in cui la sete fa da padrona. Come placarla? Una bella, colorata, dolce, gassata bibita ghiacciata (magari fosse solo una!) sembrerebbe la scelta prediletta di grandi e piccini. E’ proprio l’estate la stagione in cui, anche in Italia, aumenta il consumo di bevande zuccherate: complici le innumerevoli pubblicità in cui compaiono, belli e sorridenti, ragazzi e famiglie che si gustano una bibita in compagnia, e i supermercati che, con le loro offerte tentano i consumatori all’acquisto spropositato di bibite e bevande che stipano i frigo di casa. Tè freddo, succhi di frutta, aranciata, gazzosa e cola, ghiaccioli, granite, acqua ghiacciata aromatizzata (e colorata) con i divertenti sciroppi…dissetano o è solo un’impressione?

bibite-gassateDiversamente da quello che si pensa, bere bibite ghiacciate non disseta: a una prima sensazione di freschezza e riduzione della sete, l’organismo è spinto a un’eccessiva sudorazione che porta a una conseguente disidratazione. Questo si può spiegare grazie alla fisiologia: le bibite fredde che beviamo appena tolte dal frigorifero (anche l’acqua in questo caso) sono a una temperatura massima di 4°C, mentre il nostro sistema digestivo lavora a una temperatura ben superiore, intorno ai 36°C. Ciò provoca un terribile shock termico e l’organismo cerca di riequilibrare l’omeostasi producendo una maggior quantità di sudore. Meglio consumare le bevande non appena tolte dal frigo, a piccoli sorsi. Mi ricordo come, da piccola, venivo spesso ammonita da mia mamma per il mio modo rapido di bere: “L’acqua è fredda, fai piccoli sorsi e tienila un po’ in bocca prima di mandarla giù subito”. Ecco, forse il suo consiglio non era del tutto errato.

Un altro tasto dolente delle bibite “estive” è il contenuto zuccherino. Avete idea di quanti cucchiai di candido zucchero ci sono in una lattina della vostra bibita?

Guardiamo insieme:

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Mi riferisco a una lattina (330 ml) di bibita per essere ottimista, ma i consumi sono nettamente superiori a causa dell’assuefazione dettata dal gusto zuccherino per la serie più ne si beve, più se ne berrebbe. E anche l’apporto calorico non è da sottovalutare, perlopiù sono calorie “vuote” perché oltre ad energia non apportano altri principi nutrizionali, non stimolano il senso di sazietà, alimentando ulteriormente il circolo vizioso che porta ad un consumo eccessivo.

Dai dati in tabella emerge che una lattina di bibita contiene mediamente più di 30 grammi di zucchero che equivalgono a 7 cucchiaini da caffè. Ma lasciamo perdere i cucchiaini e concentriamoci su altri alimenti: troviamo 7 grammi di zucchero in una coppa di fragole, una decina di albicocche, quasi un chilo di anguria, più di mezzo ananas….e potrei andare avanti ancora!

A causa di tutto questo zucchero le bevande dolci favoriscono la disidratazione. Il perché? Sono iperosmolari. In parole povere e non da chimico, significa che disciolta nell’acqua c’è una grande quantità di zuccheri e questa soluzione richiama liquidi fuori dalle cellule, peggiorando il loro funzionamento. Inoltre questa iperosmolarità favorisce l’insorgenza di diarrea e disturbi gastrointestinali.

Parliamo di succhi di frutta. Molti, soprattutto le mamme che pur di far mangiare al figlioletto un po’ di frutta farebbero di tutto, credono che bere un succo di frutta equivalga a consumare un frutto fresco, ma così è sbagliato. Un brick di succo di frutta, per quanto pratico e ben accettato da tutti i bambini che passano ore a correre e giocare al parco, di frutta ne contiene ben poca, di vitamine e sali minerali ancor meno, in favore di una buona quota di zuccheri. Vero è che esiste succo e succo e per capire qual è da preferire piuttosto che un altro bisogna rifarsi all’etichetta nutrizionale e valutare la quantità di frutta contenuta. Al supermercato possiamo trovare brick che portano la dicituta:

– “Succo”: contengono frutta al 100% (molte volte si trovano nei banchi frigo perché prodotti a breve conservazione)
“succo e polpa”: percentuale variabile tra il 25% e un massimo del 50% di frutta
– Bevande “a base di frutta”: 12-24% di frutta
– Bevande “al gusto di frutta”: meno del 12% di frutta
– Bevande “al sapore di frutta” : non contengono frutta

Tenendo comunque presente che il consumo di queste bevande è da limitare il più possibile, meglio scegliere tra quelle che hanno un contenuto di frutta superiore e un basso tenore zuccherino. O ancor meglio una bella spremuta fresca, un centrifugato, un frullato…..preparato in casa, con frutta fresca, niente zuccheri aggiunti e un pizzico d’amore.

Molti sono anche tratti in inganno dalla dicitura, apparsa soprattutto sulle etichette dei tè freddi, che afferma dolcificato con fruttosio. Il fatto che venga utilizzato il fruttosio (“Beh, è lo zucchero della frutta, fa bene!!”) non lo rende un prodotto nutrizionalmente più valido e più salutare.

Tornando alle bevande mi vorrei soffermare alla novità degli ultimi anni: la versione zero. Vero è che non apportano calorie, che non contengono zuccheri, che sono dolcificate con dolcificanti acalorici, ma vale sempre la stessa regola…Una volta ogni tanto si può accettare, se diventa una tremenda abitudine forse è meglio darsi una controllata. Il vero problema non sta nello zucchero (che nelle versioni zero è assente), ma sta nel gusto dolce (che nelle versioni zero è esaltato). Se ci abituiamo ai sapori e ai gusti eccessivamente dolci delle bibite poi tutta la nostra alimentazione risentirà di questa “tendenza al dolce” e saremo più predisposti al consumo di alimenti dolci. Ai fini di una corretta educazione del palato (e alimentare) si consiglia moderazione!!

F.

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