Gli ultimi anni, tra ormoni e bilancia…

Posted: 26 gennaio 2018

Gli ultimi anni, tra ormoni e bilancia…
Se dovessi individuare il giorno in cui la mia lotta contro l’amenorrea ha iniziato ad esistere, direi che è stato l’oggi di quattro anni fa.

Il 2014 è stato l’anno più difficile, ma al contempo uno dei più belli, della mia vita. E’ stato l’anno che mi ha riportato il Dottore, è stato l’anno in cui ho riscoperto cosa significa amare e a condividere pezzi di vita con una persona. E’ stato l’anno dei successi. Ma è stato anche l’anno di grandi difficoltà. Mia madre che è stata male, l’intervento del 30 luglio, ricostruirmi forte per mio padre, un tirocinio che mi ha caricata di responsabilità a 50 km da casa e la paura di non essere all’altezza per fare tutto questo. E’ stato l’anno della tesi di laurea, l’anno in cui da studentessa ho fatto un salto nell’ignoto verso il futuro, verso altre e nuove responsabilità che  mi hanno fatto crescere. Un anno carico.

Che mi ha portato tanto, ma in cui ci ho rimesso anche. In termini di peso. Ci sono foto di una me in Costa Azzurra, con un costume blu e 8 chili in meno sul corpo. Otto chili in meno che sono tanti. Otto chili in meno che hanno fatto emergere ossa e mi hanno ridato forme “piatte” che forse neppure a dieci anni avevo. Otto chili in meno che mi hanno portato via un altro pezzo fondamentale e che mi hanno fatto entrare in un vortice instabile. Mi hanno portato via la mia femminilità. Il mio ciclo mestruale mi ha detto un arrivederci a chissà quando.

Perchè otto chili in meno?

Perchè mangiavo pochissimo. Tantissime verdure (a volte solo quelle), pochissimi grassi, zero dolci, carne e pesce porzionatissimi, piatti di pasta quasi inesistenti. In più mi allenavo fino all’esaurimento: poco cibo e tanto sport portano l’organismo in una condizione di stress.

E voi direte “ma scusa, non ti stavi laureando in dietistica?”. Se avessi studiato Letteratura forse non sarei caduta in questo vortice del “meno mangio, più perdo peso, meglio mi vedo nei vestiti”. Perchè quando mi guardavano e mi dicevano “come sei dimagrita”, io mi sentivo meglio.

Fino a quando ho capito che il meglio, era peggio.
Per fortuna ho avuto, in quel momento, un fidanzato che si è fatto ancora per me. Un’ancora a cui mi sono aggrappata.

Il 2015 l’anno del “ti ribaltiamo come un calzino”

Dosaggi ormonali, risonanze encefaliche…insomma, l’endocrinologa ha voluto provare a cercare una causa organica per la mia mera amenorrea ipotalamica. Ma niente che giustificasse.

Volevano darmi a tutti i costi la pillola, “così ti si regolarizza il ciclo”, dicevano.
Ho rifiutato. Non c’è proprio nulla da regolarizzare qui.

Perchè non farebbe altro che “mascherare” questo problema, rimandandolo.
E intanto avevo preso 2-3 chili, ma niente di più.

Il 2016 l’anno della svolta, direi.

Perchè c’è stata più consapevolezza da parte mia.
Grazie alla cara collega Arianna ho individuato l’alimentazione adatta a me: l’ho arricchita molto di grassi, di proteine e ho imparato a fare una colazione salata. Sì, da dietista mi sono fatta aiutare da un’altra dietista ed è stato fondamentale. In linea teorica sapevo cosa non andava nelle mia dieta, ma vederlo scritto nero su bianco è stato di estremo aiuto.

Com’era la mia alimentazione prima di ricevere questi consigli? Apparentemente sana: molte verdure, due porzioni di frutta al giorno, cereali integrali, pesce due volte a settimana, carne bianca e poca rossa, legumi 2-3 volte a settimana, uova solo un paio a settimana, pochissimi formaggi (non mi piacciono), rarissimi affettati, mai fritti, mai burro, dolci 1-2 volte a settimana al massimo. Da manuale sì, ma non adatta a me.

Da subito, con più proteine e più grassi in corpo ci sono stati netti miglioramenti: più energia, meno sbalzi umorali, meno crisi di pianto, meno ansia, meno rigidità mentale, capelli forti, più sorrisi, più forza.

Ho anche interrotto l’attività in palestra, pur concedendomi delle belle camminate. Perchè, come ho studiato poco più tardi, in chi soffre di amenorrea ipotalamica lo sport intenso mette in circolo troppo cortisolo, di certo non utile per l’equilibrio ormonale.

Ho eliminato dalla cucina tutti i materiali di plastica e iniziato ad usare con parsimonia crema e prodotti beauty, scegliendo solo bio ed ecologici (l’unica cosa a cui non riesco fare a meno è la crema e lo smalto sulle unghie…no, senza non ce la faccio!).

Ho riacquistato molto lentamente i chili che avevo perso, tornando al mio peso ideale. Sì, ammetto che ci sono stati giorni in cui ho odiato a morte i fianchetti e l’accenno di pancia e molti altri in cui mi sono fatta un sacco di scrupoli a mettermi in costume tanto da dire di no a un gelato o andare in spiaggia con un pareo.

Un’altra me, ma ancora senza ciclo mestruale.

E poi, sempre su consiglio di Arianna, mi sono affidata nelle mani della dott.ssa Stefania Piloni, ginecologa del centro Ginecea di Milano.
Una rivelazione.
Un nuovo inizio.

Mi sono presentata da lei in un pomeriggio di dicembre, con il mio peso corretto e tanta voglia di trovare una soluzione. Tremavo prima di entrare in studio, perchè avevo paura che mi dicesse qualcosa del tipo “sarà molto difficile per te avere dei figli” oppure “se pensi ad avere un figlio dovrai lavorarci fin da ora”.

Perchè una cosa che non sapete è che io sono pronta ad avere quel figlio. Sì, voglio una famiglia giovane!

E invece la prima cosa che ricordo di quell’incontro è stata la sua frase rassicurante “far ripartire il ciclo mestruale è una sfida difficile, più semplice sarebbe se tu fossi venuta qui ora in cerca di una gravidanza. Le tue ovaie hanno lì pronti tanti ovuli, aspettano solo la giusta stimolazione”.

Volete sapere se mi ha prescritto la pillola? Certo che no!

Mi ha spiegato che la mia situazione di “blocco” non si sarebbe sbloccata da sola, serviva un aiuto esterno. Ed è così che ho iniziato una terapia di rieducazione per le mie ovaie, fatta di fasi estrogeniche e progestiniche dosate su di me!

Il primo mese di cura è stato difficile. Debolezza e nausee, paragonabili a quelle gravidiche: avevo solo voglia di riso bollito, patate, purè e parmigiano. Un macello!

Ma poi non vi dico la felicità a rivedere il mio ciclo. E non vi dico il dolore.

I primi sei mesi di cura sono andati benissimo, le ovaie hanno iniziato a rispondere positivamente e il ciclo è stato regolare. Ma poi c’è stata una nuova battuta d’arresto. Un dietro-front del mio corpo.

Dal ritorno da New York ho nuovamente voluto incrementare l’attività fisica e, pur mantenendo varia l’alimentazione, ho cambiato alcune delle abitudini che avevo fatto mie. Ad esempio la colazione salata non l’ho più fatta per un pezzo e ho ridotto l’apporto proteico. Come dicevo, invece di migliorare, ho peggiorato, perdendo anche 4 chili preziosi rispetto a dicembre.

La cura quindi ha iniziato a fare i capricci.

Al controllo ginecologico di novembre la ginecologa me l’ha confermato: il mio corpo stava vivendo una fase di dispersione estrogenica (gli estrogeni se ne vanno insieme al grasso corporeo). Obiettivo: rimettere su i chili persi.

Come sto vivendo tutto questo?

Tra alti e bassi, ma ho accanto persone che mi supportano.

Gli alti li vivo nei momenti in cui sento il mio corpo che mi risponde, che sta meglio. Nei momenti in cui sento il ciclo arrivare, sento il seno gonfio, sento la ciclicità, i formicolii al basso addome e il bisogno di rallentare alternato all’energia pura.
Gli alti sono tutti quei momenti in cui sento di aver ritrovato il mio femminile e vedo che in un futuro possa mettere quel fiocco sulla porta.

I bassi sopraggiungono nel momento in cui noto che il mio corpo sta riacquistando delle forme. I fianchetti morbidi sono quelli che mi attanagliano e che, ogni tanto, mi abbattono.

Ma quando questo pensiero arriva, per fortuna c’è il Dottore che mi riconduce sulla giusta strada, a suon di parole, abbracci e baci (sì, anche quelli di pasticceria).

In questi ultimi mesi, quello che mi ha aiutata moltissimo è aver creato intorno a me piccoli momenti di quotidianità che mi fanno stare bene. In parte l’inizio della convivenza ha aiutato. Il tè del mattino, i bagni caldi, le candele accese, le sere in relax con un libro o davanti a una serie tv. Ho ridotto l’attività fisica, facendo quello che mi fa stare bene. Grazie a Beatrice ho scoperto lo yoga, che mi aiuta a distendere corpo e mente e vivere maggiormente l’attimo, senza focalizzarmi troppo su un futuro che non posso controllare. 

La mia storia è quella che mi ha portata a dedicare diverse ore allo studio dei disturbi ormonali femminili e che mi ha spronata ad approfondire sempre di più il mondo della donna, con la sua ciclicità e bellezza. Così da poter aiutare ragazze, che similmente a me, si trovano in questo strano turbinio.

Questo (lungo) post per tutte voi che state combattendo la vostra personale lotta. Forse più dura della mia. Forse più lunga. Forse più dolorosa. Per darvi la forza!

F.

8 Comments

  • Giulia 29 gennaio 2018 at 15:26

    Cara Francesca,
    aprirsi così e ammettere nero su bianco i propri sbagli, limiti e passi falsi è sinonimo di grande intelligenza e consapevolezza di sè. Come sai, ho una storia simile alla tua e sto attraversando come te un periodo in divenire. Leggere le tue parole mi ha fatto sentire meno sola e mi ha dato la giusta carica per affrontare di petto i prossimi mesi! Grazie per aver condiviso con noi la tua storia, continua così e tieniti stretti gli affetti, che sono il vero punto fermo in questo continuo vortice chiamato vita!
    Un abbraccio virtuale (in attesa di potertelo dare dal vivo, questo abbraccio)
    Giulia

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    • franci 30 gennaio 2018 at 20:51

      Cara Giulia, come avrai capito ero molto combattuta nel pubblicarla, ma poi ho pensato che la mia semplice storia potesse essere il punto di partenza per molte altre donne. E ora ne sono semplicemente felice. La forza dobbiamo trovarla l’una con l’altra e quando dovrai affrontare dei momenti difficili pensa che tutto è fatto per un qualcosa di più grande: per sentirsi donna, per dare il benvenuto alla cicogna. Insieme, nel vortice, non ci perderemo!
      Un abbraccio, che spero di poterti dar presto!
      F.

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  • Francesca 7 febbraio 2018 at 11:50

    Ciao Francesca,

    Leggevo il tuo post e intanto ripercorrevo il mio percorso. Avevo 18 anni quando dagli esami del sangue i valori di tsh e prolattina hanno iniziato a sballarsi senza un evidente motivo. Università, lavoro part time nella grande città, situazione in famiglia traballante ed io mi sentivo in una bolla. Mi gonfiavo e sgonfiavo come una fisarmonica, ero sempre stanca e nervosa, il ciclo non ti dico… forse 4 all’anno a dir tanto. I medici mi hanno ribaltata, nessuno trovava il giusto dosaggio della levotiroxina, radiografie, tac, di tutto di più. La faccio breve. Ho iniziato a rifiutare il farmaco e ho pensato di poter trovare una strada alternativa. A mie spese chiaramente, non mi sono più sottoposta ai controlli ma mi sono solo basata su come mi sentivo realmente. Per un periodo la tiroide ha funzionato autonomamente salvo poi tornare a rallentare nel periodo in cui organizzavo il mio matrimonio. Ed infatti ho delle carinissime foto di una sposa bella gonfia e con il viso stressato. Però poi tutto è cambiato. Ho imparato a capire che la tiroide non era mia nemica come avevo sempre creduto, ma era la mia sentinella di guardia, quella che mi avvisava quando qualcosa non funzionava, dentro e intorno a me, che stavo chiedendo troppo da me stessa. Anche a me avevano detto che la gravidanza avrebbe sistemato tutto, sì certo, ma senza ciclo mestruale come potevo sperare di rimanere incinta? Ma alla fine è successo, a maggio è nato il mio piccolo e la tiroide è andata a posto. Ho rivoluzionato il mio stile di vita, ho iniziato a studiare, ricercare e ho scoperto che siamo pieni di risorse. Che il cibo cura, l’esercizio fisico ci sostiene, e la gestione dello stress ed il self care fanno il resto.
    Grazie per il tuo post così personale, è bello sapere da un medico che anche a voi succede di cercare altre risposte e di non accontentarvi ed arrendervi a ciò che dicono i numeri perché spesso dietro di esso c’è un mondo. Ti auguro di poter ricevere presto ciò che desideri. xx

    Reply
    • franci 8 febbraio 2018 at 17:13

      Cara Francesca,
      grazie mille per questo commento, mi ha fatto estremamente piacere!
      Sono contentissima che dopo una lunga sfida con il tuo corpo e la tu tiroide sia riuscita a trovare qualcosa di così bello: il tuo piccolo!

      Quello che dico sempre è che mai nessuno conosce il tuo corpo meglio di te stessa: bisogna imparare a interpretare correttamente i suoi segnali e per farlo serve non solo esperienza e non solo studio!

      Grazie mille, davvero!
      Un abbraccio!

      Reply
  • Alice 11 aprile 2018 at 19:52

    Grazie gentile Francesca per aver aperto il tuo cuore.
    Mi sono specchiata in te e per un momento ho trattenuto il respiro ma poi ho sorriso, le tue parole sono state come un caldo abbraccio. Leggendo: Com’era la mia alimentazione prima di ricevere questi consigli? Apparentemente sana: molte verdure, due porzioni di frutta al giorno, cereali integrali, pesce due volte a settimana, carne bianca e poca rossa, legumi 2-3 volte a settimana, uova solo un paio a settimana, pochissimi formaggi (non mi piacciono), rarissimi affettati, mai fritti, mai burro, dolci 1-2 volte a settimana al massimo. Da manuale sì, ma non adatta a me.
    Mi si è aperto un nuovo punto di vista. Sono affetta da endometriosi e come ben sai, l’alimentazione è fondamentale, ho perso 10 chili ed inoltre si sono presentati gastrite e reflusso oltre una forte anemia.
    Ora sto imparando a capire che il cibo, che io amo tanto, può aiutarmi e se avessi il coraggio di aprirmi a lui…Ma come mi lascio andare e sto meglio, tornano i sensi di colpa.
    Ma riuscirò, e adesso, ho un motivo in più per farlo…anche per te che con tanto amore per il tuo lavoro hai deciso di renderci consapevoli con la tua esperienza.
    Grazie Francesca, complimenti per il tuo sito tanto ben curato quanto ben argomentato.
    Un grande “Forza!La vita è il dono più bello che abbiamo e alimentarci bene è il primo gesto d’amore!” a tutte le lettrici……
    Alice

    Reply
    • franci 13 aprile 2018 at 15:01

      Ciao Alice,
      le tue parole sono favolose, grazie!
      Forza!
      Perchè la forza noi donne la sappiamo trovare anche nelle piccole cose.
      Lasciati andare, ama il cibo adatto a te, scoprilo e giocaci. Trova la tua strada, quella che ti fa stare meglio.
      Sorridi e tieni duro!

      Buon venerdì, Francesca

      Reply
  • Ylenia 1 maggio 2018 at 18:04

    Ciao,
    voglio solo farti sapere che questa confidenza così delicata mi ha commossa molto e che la ricorderò. Vorrei abbracciarti con tutta la solidarietà femminile che ci contraddistingue…

    Reply
    • franci 2 maggio 2018 at 10:13

      Grazie Ylenia, contenta che lo abbia apprezzato!
      Un abbraccio!

      Reply

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